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Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista Yoga Journal Italia, per la rubrica di Swami Joythimayananda dal titolo Laboratorio di Ayurveda.

In sanscrito Panchakarma significa “cinque azioni” e, nello specifico della terapia ayurvedica, indica le cinque pratiche principali finalizzate alla purificazione dei dosha, che devono sempre essere mantenuti in equilibrio.

I dosha sono i tre umori o le tre “organizzazioni” alla base della costituzione del corpo. Ogni costituzione individuale è determinata dalle porzioni relative ai tre dosha: vata (Spazio e Aria), pita (Fuoco e Acqua), e kapa (Acqua e Terra).

La costituzione di un individuo si determina nel momento della formazione dell’embrione e l’Ayurveda distingue dieci tipologie di base, costituite da uno o più dosha: vata; pita; kapa; vata-pita; pita-kapa; kapa-vata; pita-vata; kapa-pita; vata-kapa; vata-pita-kapa (la più rara).

Ogni individuo possiede un proprio equilibrio di vata, pita, kapa, secondo la propria natura, e questa condizione rappresenta il suo bilanciamento. Quando questa condizione di origine viene alterata si generano delle patologie, l’Ayurveda sostiene, infatti, che la salute sia ordine ed equilibrio, mentre la malattia disordine e alterazione (concetto che viene esteso anche allo stile di vita, che costituisce uno dei principali indicatori nel determinare la buona o la cattiva salute).

La pratica del Panchakarma permette di ripristinare i dosha e di rallentare l’invecchiamento delle cellule. Al termine del trattamento, il paziente noterà un rilevante miglioramento della sua memoria e dei sensi, che diventeranno più acuti e pronti. Inoltre è possibile riscontrare un generale aumento dell’energia fisica e vitale. Durante la terapia vengono praticati tutti i giorni yoga e meditazione, e il Vaidya (medico ayurvedico) non manca di intrattenere un confronto quotidiano con l’assistito, al fine di sostenerlo dal punto di vista psicologico.

La preparazione (purvakarma) e le cinque pratice purificatorie (pradanakarma)

Per eseguire un Panchakarma occorrono 45 giorni, che rappresentano l’arco temporale necessario affinché il corpo sia purificato in profondità. Questo periodo può essere ridotto a due settimane, per assecondare le necessità dei pazienti occidentali, ma anche con una settimana di trattamento intensivo si possono raggiungere risultati ottimi.

La prima fase del Panchakarma viene chiamata Purvakarma, e consiste in una preparazione del corpo al momento della purificazione, in modo da favorire la successiva eliminazione delle tossine. Quindi si pratica il massaggio Snehana: un’applicazione di olio su tutto il corpo secondo una tecnica che spinge il movimento delle tossine verso il tratto gastro-intestinale, contribuendo anche a togliere lo stress e a tonificare il sistema nervoso.

La preparazione necessita anche di Swedana: bagni di vapore e successive applicazione di tamponamenti caldi con impacchi di erbe medicate (othadam) su tutto il corpo, in modo da favorire la traspirazione della pelle e la penetrazione del nutrimento apportato dall’olio fino alla profondità delle cellule.

I dosha sono ora pronti ad affrontare la seconda fase, Pradanakarm, che comprende le cinque principali pratiche di purificazione, le cui modalità cambiano a seconda della costituzione individuale (prakruti) e dello stato di disequilibrio (vikurti) del singolo. La pratica più importante è costituita da Vamana (vomito terapeutico): attraverso l’ingerimento di decotti medicati il corpo elimina l’eccesso di kapa pulendo stomaco e polmoni. Vamana contrasta anche asma, pesantezza, pigrizia, depressione, insoddisfazione, e scioglie blocchi emotivi ed energetici.

Se il vomito terapeutico viene condotto correttamente, il paziente proverà un gran sollievo a livello dei polmoni, respirerà liberamente, avvertendo leggerezza nel petto, chiarezza mentale e appetito. La pratica deve essere eseguita sotto la supervisione di un esperto in Ayurveda, in quanto presenta dei rischi, è sconsigliata a chi soffre di malattie gravi o in caso di ulcera, gastrite, infiammazioni degli organi, cardiopatia o una recente bronchite, o in caso di gravidanza.

Le altre pratiche di Pradanakarma prevedono: un enteroclisma (Basti) effettuato con olio o decotti medicati per migliorare il funzionamento del colon; una purga (Virechanam), a base di erbe ayurvediche naturali, che aiuta a eliminare l’eccesso di pita e le scorie, andando a migliorare la salute degli organi digestivi; la pulizia delle vie nasali (Siro Virechan) attraverso l’inalazione di preparati a base di erbe e di spezie per ripristinare un corretto funzionamento delle vie respiratorie; pulizia del sangue (Rakta Moksham) con l’assunzione di un decotto a base di erbe mediche in grado di eliminare le tossine presenti nel fegato, nelle vene e nelle arterie.

La terza fase: mantenimento (paschatkarma) e corretta alimentazione

L’ultima fase del Panchakarma, denominata Paschatkarma, comprende la dieta, le terapie di sostegno e il regime di vita da seguire. I trattamenti di mantenimento sono molti, tra questi: Parisekam (bagno di erbe), Pathu (applicazione di creme medicate su tutto il corpo o sulla zona interessata), ma il più conosciuto è senza dubbio il Sirodhara, che prevede la colata di un olio medicato caldo a getto continuo e costante al centro della fronte.

Questo trattamento dona profonda rilassatezza alla mente e al corpo ed è in grado di eliminare disturbi causati dalla tensione, come insonnia, emicrania, caduta e ingrigimento dei capelli, disturbi degli occhi; previene inoltre anche fenomeni ischemici.

L’alimentazione svolge un ruolo determinante prima e dopo il Panchakarma. Successivamente, è preferibile seguire per un mese una dieta a base di kitchadi (riso, soia verde decorticata, varie spezie, sale masala) e ghee gruta (burro chiarificato medicato). Si sconsiglia l’utilizzo di bevande e cibi freddi, di caffeina, zucchero bianco, evitando anche prodotti industriali con conservanti e coloranti.

Durante i processi di purificazione del Panchakarma il fuoco gastrico non deve essere stimolato, perché nel momento in cui le tossine si accumulano lungo il tratto gastro-intestinale, il suo potere risulta indebolito.

Panchakarma: FAQ

Solo gli individui sani possono sottoporsi a questo trattamento?

Le persone sane possono sottoporsi al panchakarma una volta l’anno, scegliendo il periodo migliore in base alla propria costituzione, mentre chi ha una malattia può intraprendere questa pratica in qualsiasi periodo dell’anno con l’accortezza di farlo prima di iniziare una cura. In generale un dosha tende ad accumularsi al termine di ogni stagione; è proprio in questo momento che diventa più utile intervenire con il Panchakarma.

Esiste una stagione migliore rispetto a un’altra?

In generale la primavera è il momento migliore per la purificazione, ma per ogni costituzione esiste una stagione ideale: i mesi primaverili sono dominati da kapa dosha, sono quindi i più indicati per i tipi di costituzione kapa, così come l’estate è maggiormente indicata per pita e l’autunno per vata.

Ci sono controindicazioni?

È meglio evitare di sottoporsi al Panchakarma quando si è in gravidanza oppure se il paziente vive una situazione di forte angoscia, o in presenza di vermi intestinali, infezioni all’addome, ma anche in caso di ulcera, infiammazione degli organi addominali o seri problemi cardiopatici.

Per svolgere un Panchakarma bisogna andare in India o è possibile farlo anche in Italia?

Purtroppo sono sempre più diffusi dei centri che eseguono questa terapia senza un’adeguata preparazione. Tuttavia anche in Italia esistono dei centri specializzati, che hanno un’esperienza riconosciuta nel campo dell’Ayurveda. Per effettuate un Panchakarma è fondamentale farsi guidare da un Vaidya, un medico ayurvedico, che con sensibilità e competenza sarà in grado di seguire in modo competente il paziente al fine di riequilibrare i suoi dosha e risolvere le sue problematiche fisiche, con una ricaduta positiva sul piano fisico ed emotivo.

Swami Joythimayananda

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Il Maestro Swami Joythimayananda, Acharya (Maestro di Yoga) e Vaidya (Sapiente Ayurvedico)

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