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Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista Yoga Journal Italia, per la rubrica di Swami Joythimayananda dal titolo Laboratorio di Ayurveda.

Secondo l’Ayurveda, che contempla una visione olografica-olistica dell’essere umano e di tutto il creato, ogni parte del corpo umano è specchio dell’interezza. Vediamo nel dettaglio come si possono leggere piedi, mani e unghie per elaborare una diagnosi nell’ambito di questa millenaria medicina.

I piedi

I piedi rappresentano l’elemento aria e quindi il movimento. Nella pianta sono presenti tutte le zone riflesse del corpo, che ne rispecchiano l’intero funzionamento.

L’esame dei piedi può rivelare dunque lo stato di salute generale dell’individuo, permettendo di analizzare eventuali squilibri dell’organismo.

Le dita, in particolare, sono direttamente correlate agli organi e ai sistemi, e forniscono precise informazioni sullo stato di salute del paziente in base alla loro forma, temperatura, qualità della pelle o presenza di eventuali malformazioni.

La costituzione Kapa viene inquadrata da piedi ben formati, carnosi e grandi; quelli caldi, umidi, rossicci, delicati e con capillari sporgenti sono attribuibili alla tipologia Pita; piedi magri, poco carnosi, con dita mal formate e tendenzialmente ricurve contraddistinguono invece Vata.

I piedi sono in grado di svolgere tutti i cinque tipi di movimenti: ci permettono di camminare (Prana), saltare (Udana), correre (Viayana), fermarci (Samana), spingere (Apana) e di muoverci in tutte le direzioni, avanti, indietro, sinistra, destra, in alto, in basso o in modo circolare.

Al tempo stesso, essi rappresentano la stabilità, che ci permette di instaurare il contatto con la terra. Ecco perché lavorare con i piedi nudi può essere un grande dono per la nostra struttura fisica.

Avere cura dei propri piedi significa rispettare la propria salute ed è per questo che è importante insegnare ai bambini a prestare attenzione ai propri piedi più che al viso.

Se volessimo dedicare un dono di valore a una persona cara, più che fargli un regalo costoso, potremmo massaggiare i suoi piedi (Padabyangam), un regalo che non ha prezzo ma è inestimabile, perché ha un effetto immediato su tutta la persona. Se non osiamo metterci alla prova come massaggiatori, può bastare anche un solletico sotto la pianta dei piedi a indurre nel ricevente un impulso al sorriso, che è sempre positivo.

Massaggiare con costanza i nostri piedi aiuta a prevenire anche vari disturbi. Massaggiare le punte delle dita dei piedi, per esempio, può aiutare a guarire il mal di testa e gli stati di ansia.

Un’approfondita conoscenza della struttura dei piedi permette di andare a stimolare o calmare specifici organi del corpo, ma anche di rallentare l’attività incessante della mente.

Una buona abitudine può essere quella di lavare i piedi ogni sera con olio di sandalo: oltre a favorire un buon riposo, è un’ottima prevenzione per le malattie croniche.

Quando i piedi si gonfiano eccessivamente si consiglia di praticare un clistere per portare via Vata Dusti (le energie cattive e le tossine), mentre per alleviare i dolori infiammatori ai piedi o le distorsioni l’Ayurveda suggerisce di applicare Pinda Tailam, un prodotto naturale a base di olio di sesamo e di iperico dal forte potere lenitivo.

Le mani

Se i piedi rappresentano l’elemento aria, secondo l’Ayurveda le mani sono invece l’elemento fuoco per eccellenza, poiché sono responsabili primarie della trasformazione degli oggetti. Su di esse si trovano tutte le zone riflesse dei nostri sistemi, organi e apparati. Pertanto osservandole attentamente è possibile stabilire quali parti del nostro organismo sono in sofferenza.

Una buona lettura delle linee presenti sul palmo può anche rivelare la qualità della vita del paziente, ed eventuali disturbi dovuti a essa. Le mani carnose con linee chiare e profonde indicano una costituzione Kapa, le mani calde, umide, arrossate, con linee sottili, indicano una costituzione Pita, le mani fredde, secche, poco carnose, con linee disordinate e interrotte individuano la costituzione Vata.

Al palmo della mano, in coincidenza con l’attaccatura del polso, corrisponde la cavità pelvica, l’apparato escretorio e quello riproduttivo. Risalendo dal palmo verso la punta delle dita si trovano le corrispondenze con la cavità addominale (zona centrale del palmo), la cavità toracica (parte alta del palmo), la cavità della gola (l’attaccatura delle dita) e cavità cranica (la punta delle dita).

Le unghie

Le unghie possono essere viste come un prodotto di scarto delle ossa. Se le unghie sono secche, curve, ruvide e si rompono con facilità, nel corpo c’è una dominanza di energia Vata. Se sono morbide, rosacee, tenere, flessibili e leggermente brillanti c’è una predominanza di Pita. Quando le unghie sono spesse, forti, morbide e rilucenti predomina Kapa.

Unghie prominenti e convesse indicano cuore e polmoni delicati, mentre le unghie concave sono relative a una carenza di ferro; unghie pallide possono essere sentore di anemia e debolezza, mentre un loro esagerato rossore indica un eccesso di globuli rossi; unghie gialle indicano un fegato delicato, unghie tendenti al blu indicano un cuore debole e rilevano un insufficiente flusso sanguigno.

È possibile ampliare la diagnosi visiva mettendo in relazione l’unghia con il relativo dito di riferimento. Ogni dito corrisponde infatti a un organo: il pollice al cervello e al cranio, l’indice ai polmoni, il medio all’intestino tenue, l’anulare ai reni, il mignolo al cuore.

La preparazione delle mani al massaggio

Esistono alcune pratiche per preparare le mani a effettuare un buon massaggio. Con le mani si possono rappresentare simbolicamente i gesti di “dare”, “ricevere” e “unione”.

Nel massaggio, infatti, la fusione avviene proprio attraverso queste componenti: una persona riceve passivamente e l’altra dona attivamente. Ricevere è soddisfacente, ma dare è qualcosa che agisce in modo più profondo nell’anima. Le mani congiunte come in una preghiera esprimono l’unione, quando sono aperte con i palmi verso terra il dare, mentre i palmi aperti rivolti al cielo simboleggiano il ricevere.

Padabyangam

Prendere la punta di un piede o di tutti e due con le mani. Le punte devono essere spinte avanti e indietro facendo vibrare tutto il corpo prestando attenzione a non sollevare i talloni che devono premere sul pavimento.

Ora prendere un tallone, reggerlo con una mano, far dondolare tutta la gamba a destra e a sinistra per qualche secondo, poi la stessa azione va ripetuta sull’altra gamba.

Applicare olio su entrambi i piedi massaggiandoli a piene mani con i palmi ma anche con i pugni. Strofinare in senso circolare le sette zone del piede cominciando dal tallone per arrivare all’alluce e viceversa senza escludere alcuna parte.

Alla fine “mungere” il dorso del piede più volte lavorando con le mani alternativamente.

Swami Joythimayananda

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Il Maestro Swami Joythimayananda, Acharya (Maestro di Yoga) e Vaidya (Sapiente Ayurvedico)

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